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June 3, 2026, 7 a.m.

Quando il mondo festeggia la giornata mondiale della bicicletta

Numero speciale per la Giornata Mondiale della Bicicletta

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Oggi le piattaforme social si riempiranno di biciclette. È la Giornata mondiale della bicicletta, e noi vogliamo celebrarla, poiché serve a tenere il tema sotto gli occhi delle persone e dei vertici aziendali. Una giornata simbolica è tanto più importante se diventa l'innesco di una strategia, non il suo sostituto. Con questa edizione speciale vogliamo darvi strumenti concreti per fare quel passaggio, sfruttando lo slogan di giornata per maturare decisioni aziendali.

In questo numero:

  • Sul Campo — Matteo Magnoni ci porta nel mondo Decathlon, dove la mobilità attiva dei lavoratori diventa una priorità aziendale e culturale.

  • Ecosistema — due conversazioni sulla ciclabilità, con Chris Bruntlett (Dutch Cycling Embassy) e Valeria Lorenzelli (FIAB).

  • Innovation Radar — la bici elettrica come tecnologia che allarga il raggio del pendolarismo, non come prodotto per il tempo libero.

  • Bacheca — il Programma MASE da 494 milioni, la ricerca di Immobiliare.it, gli eventi del mese.

Buona lettura.

Sul Campo

Come Decathlon ha portato la mobilità attiva dentro le decisioni immobiliari

Conversazione con Matteo Magnoni, Corporate Mobility Manager di Decathlon Italia

Matteo Magnoni lavora in Decathlon da quindici anni e dal 2024 è Corporate Mobility Manager con un mandato che copre i viaggi di lavoro, la flotta aziendale e gli spostamenti quotidiani dei dipendenti nelle unità produttive italiane. Il punto di partenza che ci ha raccontato non è normativo ma identitario: Decathlon vende sport e movimento, e portare la mobilità attiva dentro l'azienda come pratica quotidiana dei dipendenti è il modo più diretto per renderla credibile davanti al management.

Magnoni riferisce che gli spostamenti di collaboratori e clienti pesano il 12,5% delle emissioni globali di Decathlon, ed è la voce su cui ha scelto di concentrarsi per una ragione operativa: risponde a strumenti di intervento nel breve termine, a differenza della filiera produttiva che richiede trasformazioni industriali di scala molto maggiore.

La mossa più originale è stata integrare la mobilità nelle decisioni immobiliari. Ogni nuovo sito viene oggi valutato anche in base alla presenza di piste ciclabili entro 150 metri e di fermate del trasporto pubblico entro 500 metri, non come elementi preferenziali ma come requisiti di valutazione. Parallelamente Decathlon sta costruendo una rete di bike parking nei punti vendita esistenti, con soluzioni differenziate per dipendenti e clienti.

Il contesto urbano rimane la variabile che sfugge al controllo aziendale. Se le strade intorno al sito non hanno infrastruttura ciclabile sicura, le barriere restano indipendentemente da ciò che l'azienda fa al proprio interno: per questo hanno scelto di investire anche in advocacy esterna.

Leggi l'intervista completa sul blog ↓

Scelta dei siti, infrastrutture, advocacy: il triangolo Decathlon per il Mobility Management

Conversazione con Matteo Magnoni, Corporate Mobility Manager di Decathlon Italia

Ecosistema

Pensare in rete: cosa l'Italia può imparare dal modello ciclabile olandese

Conversazione con Chris Bruntlett, International Relations Manager della Dutch Cycling Embassy

In Italia la bicicletta vale il 4% degli spostamenti in una giornata tipo, contro l'8% della media europea e il 41% nei Paesi Bassi (Eurobarometro 495). È un ritardo, ma non un destino: Bologna e Verona stanno già sopra la media delle città europee. Ne abbiamo parlato con Chris Bruntlett, che osserva le nostre città dall'esterno di un sistema costruito su presupposti diversi.

Il suo messaggio è una correzione di metodo. In Italia costruiamo piste a segmenti, una corsia e una battaglia politica alla volta. Bruntlett rovescia l'ordine: prima la rete, poi il singolo tratto, perché le persone iniziano a pedalare solo quando l'infrastruttura collega davvero casa, scuola, lavoro e servizi. E la rete non è fatta solo di piste protette: nei Paesi Bassi fino a due terzi degli spostamenti in bici avviene su strade a basso traffico, che costano molto meno di una corsia separata. Costruirla in fretta conviene anche politicamente, perché concentra il contraccolpo invece di diluirlo per anni: Siviglia e Calgary hanno completato la propria rete in 12-18 mesi.

Per le imprese il caso più istruttivo è il ponte Moreelsebrug di Utrecht. Rabobank ne ha cofinanziati oltre 9 milioni su 15 totali, non per filantropia ma come investimento diretto nella salute e nella produttività dei dipendenti, a cui dava una connessione ciclopedonale diretta verso il centro. È una terza via tra l'attesa passiva dell'infrastruttura pubblica e la sua assenza.

C'è infine un punto che tocca il modo in cui leggiamo i dati del PSCL. Bruntlett lo chiama il più grande punto cieco del settore dei trasporti: la mobilità di cura. Accompagnare i figli, fare la spesa, andare dal medico, assistere un parente sono spostamenti che pesano in modo sproporzionato sulle donne e che, troppo spesso, restano fuori dallo scope delle indagini aziendali.

Leggi l'intervista completa sul blog ↓

Pensare in rete: cosa l'Italia può imparare dal modello ciclabile olandese

Una conversazione con Chris Bruntlett, International Relations Manager della Dutch Cycling Embassy, sulle reti ciclabili, il ruolo delle aziende e la mobilità di cura.

Falsi miti e cultura ciclabile in Italia

Conversazione tra Paolo Barbato (Wiseair) e Valeria Lorenzelli, Vice Presidente di FIAB Italia

PB: Qual è il falso mito sul bike to work che senti ripetere più spesso dalle aziende?

VL: Il falso mito più comune è che serva partire da app, flotte aziendali o incentivi chilometrici. In realtà, spesso mancano ancora le condizioni più elementari, come un posto sicuro e adeguato dove lasciare la bici privata. Così come viene garantita una sosta corretta, comoda e ordinata per le automobili, lo stesso standard non è applicato alle biciclette. Se un dipendente possiede una bicicletta di qualità, magari leggera, performante o a pedalata assistita, difficilmente la userà per andare al lavoro se non sa dove lasciarla in modo sicuro. Il punto è che proprio le biciclette più adatte a sostituire l’auto sono anche quelle che le persone proteggono di più, perché hanno un valore economico e pratico maggiore. Se l’alternativa è una sosta improvvisata, esposta a furti o danneggiamenti, è probabile che quella bici resti a casa. E chi non ne possiede ancora una sarà ancora meno invogliato ad acquistarla.

Certificazione Azienda Bike Friendly FIAB: la bicicletta al centro del mobility management

La certificazione "Azienda Bike Friendly" promossa da FIAB rappresenta uno strumento concreto per le aziende che vogliono promuovere l'utilizzo della bicicletta e integrare il bike to work nel mobility management.

PB: La certificazione viene vista più come un bollino o come un punto di partenza?

VL: Le aziende che si avvicinano alla certificazione sono realtà estremamente diligenti, in quanto spesso hanno già implementato numerose buone pratiche. In un precedente approfondimento Wiseair abbiamo raccontato come funziona la Certificazione Azienda Bike Friendly FIAB, quali sono i livelli, i prerequisiti e le sei aree funzionali valutate dal protocollo, valorizzate grazie all’esperienza in Italia e in Europa. Tuttavia, le aziende vi si accostano inizialmente con un approccio spesso timido, senza la piena consapevolezza di quanto abbiano già fatto e di come abbiano già costruito ottime basi per l'accompagnamento del lavoratore.

PB: Cosa distingue chi intraprende il percorso da chi non lo fa? C'è un pattern emergente?

VL: Il vero spartiacque è filosofico: chi si attiva ha superato la vecchia idea secondo cui la mobilità casa-lavoro sia una questione puramente privata del dipendente. Chi intraprende il percorso smette di procedere per tentativi e adotta un metodo scientifico, integrando la mobilità nell'identità stessa dell'azienda.

PB: Sulla ciclabilità in Italia si dice spesso che "c'è un problema culturale", e a volte aziende e Mobility Manager lo ripetono al punto da non provarci nemmeno. Cosa vuoi dire loro?

VL: L'argomentazione secondo cui in Italia esisterebbe un "blocco culturale" insuperabile rischia di diventare il perfetto alibi per l'inerzia. La cultura della mobilità non è un prerequisito statico, ma il risultato del contesto e, soprattutto, del metodo con cui operano i soggetti decisionali e quindi anche i mobility manager.

Insieme a FIAB abbiamo predisposto un breve sondaggio dedicato alla comunicazione e all’engagement nel Mobility Management, con l’obiettivo di raccogliere esperienze, strumenti e criticità emergenti nel lavoro quotidiano di Mobility Manager, aziende e professionisti del settore.

I risultati saranno presentati nel corso di un webinar in programma il 25 giugno, pensato come momento di confronto operativo su ciò che oggi permette alle iniziative di mobilità sostenibile di passare dalla progettazione alla partecipazione reale delle persone.

Partecipa all’indagine FIAB + Wiseair

Iscriviti al webinar del 25 giugno

Innovation Radar

Il potenziale inespresso della bici elettrica

La bici elettrica viene ancora raccontata come un prodotto di consumo e per il tempo libero, ma la letteratura dimostra che va interpretata come una tecnologia “range extender” con le seguenti peculiarità:

  • La bici elettrica allarga il raggio del pendolarismo ciclabile in quanto non è solo più comoda della bicicletta tradizionale, ma sottrae spostamenti altrimenti fatti con l'auto. Lo dimostrano Thomas Hagedorn, Marlena Meier e Jan Wessel, analizzando il mercato tedesco su Transportation Research Part D, trovano che possedere una e-bike aumenta di 14,6 punti percentuali la probabilità di sceglierla per uno spostamento, riducendo soprattutto la bici tradizionale (5,6 punti in meno) e in misura minore auto e trasporto pubblico (circa 4 punti ciascuno). Il risparmio ambientale netto stimato resta significativo, 526,9 kg di CO2 a persona all’anno, pari a circa il 6,6% delle emissioni medie pro capite in Germania, ma la e-bike non sostituisce solo l’auto e una parte degli spostamenti è indotta.

  • L’utenza che prova l’e-bike scopre il piacere dell’andare in bici. In uno studio europeo pubblicato sul Transportation Research Interdisciplinary Perspectives (2019), Alberto Castro e colleghi hanno misurato che chi usa la e-bike percorre in media 9,4 km per viaggio in e-bike e 8,4 km quando usa la bici muscolare, contro i 4,8 km dei ciclisti tradizionali.

  • Il progresso tecnologico ci porterà a biciclette elettriche sempre più efficienti secondo principi di peso, di sicurezza, di carica e di costo. Un esempio è l’applicazione della prima batteria allo stato semisolido per bici elettriche entrata in produzione.

La maggior parte delle persone non rinuncia alla e-bike perché non crede nel mezzo, ma perché non si sente sicura, non sa dove lasciarla, teme furti e danni, e percorre una strada pensata per l'auto. Così la bici elettrica smette di essere una questione di prodotto e diventa una questione di pianificazione, condividendo le esigenze delle biciclette muscolari: piste protette, parcheggi sicuri e servizi accessori sul luogo di lavoro come bike room aziendali, spogliatoi e docce.

La e-bike, inoltre, può entrare nel welfare aziendale ed essere indirizzata, partendo dai dati su distanze e orari di spostamento, verso le categorie di dipendenti per cui produce il massimo beneficio.

Bacheca

Programma MASE da 494,45 milioni: cosa cambia per i Mobility Manager

Il MASE, insieme a MEF e MIT, ha istituito il Programma integrato di interventi sulla mobilità urbana e metropolitana: mezzo miliardo di euro per ridurre le emissioni dei trasporti e migliorare la qualità dell'aria nelle grandi aree urbane, con il rafforzamento del Mobility Management tra le linee finanziabili.

L’Allegato 1 individua 41 beneficiari e ripartisce i 494,45 milioni del programma sulla base di popolazione residente e superficie nei territori interessati da criticità sulla qualità dell’aria.

Il disegno finanziario segue tre canali, composti dalle 8 Città metropolitane, gli 8 Comuni capoluogo delle stesse Città metropolitane e 33 Comuni capoluogo di provincia sopra i 50.000 abitanti.

Per facilitare la lettura del riparto abbiamo costruito un tool che consente di verificare l’entità del fondo per area, visualizzare gli enti inclusi e confrontare gli importi assegnati ai diversi territori.

Visualizza la mappa dei fondi

Velo-city a Rimini dal 16 al 19 giugno

L’evento annuale di riferimento della European Cyclists’ Federation riunisce amministratori pubblici, tecnici, ricercatori, associazioni, operatori di sharing mobility, industria e organizzazioni internazionali. È una buona mappa per capire quali competenze stanno convergendo sulla mobilità attiva e quali conversazioni diventeranno rilevanti anche per aziende e Mobility Manager nei prossimi mesi.

Per orientarsi nel programma, il primo passaggio utile è consultare il programma e la sezione ufficiale dei relatori e moderatori.

Ci sarà anche Chris Bruntlett di Dutch Cycling Embassy con una vasta delegazione!

L'Osservatorio del Politecnico mette il commuting al centro della guida autonoma

La settima edizione dell'Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano sposta il baricentro dal veicolo al sistema di mobilità. Il dato che interessa chi gestisce gli spostamenti aziendali è la domanda latente: il 54% degli italiani userebbe un'auto a guida autonoma, con una preferenza netta proprio per la tratta casa-lavoro e i tragitti urbani in traffico intenso. Il modello che arriverà per primo non è l'auto di proprietà ma il servizio condiviso, robotaxi e robosharing, e nello scenario al 2050 il grosso del beneficio (5,9 miliardi su 6,1 di costo sociale evitato) nasce dalle famiglie che rinunciano alla seconda auto, circa 900.000 veicoli in meno. Per un Mobility Manager è un segnale di scenario: il commuting sistematico è il primo terreno su cui questi servizi diventeranno concreti.

Ne abbiamo parlato con Giulio Salvadori, Direttore dell'Osservatorio, in un'intervista di Paolo Barbato.

Leggi l'intervista completa sul blog

Osservatorio Connected Vehicle & Mobility, settima edizione: la mobilità oltre l'auto privata

Una conversazione con Giulio Salvadori, Direttore dell'Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, su guida autonoma, robotaxi e il futuro della mobilità.

MobyDixit 2026 torna a Roma l'8 giugno

La 26ª Conferenza Nazionale sul Mobility Management e la Mobilità Sostenibile (Euromobility, Comune di Roma, Roma Servizi per la Mobilità) si tiene l'8 giugno presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio. È il principale confronto nazionale tra istituzioni, imprese e Mobility Manager, e quest'anno punta sulla mobilità attiva con il premio "MobyDixit Bike Challenge". Partecipazione gratuita, registrazione obbligatoria a questo link.

RethinkMOB a Pescara

Durante l’evento di RethinkMOB a Pescara, dedicato al ripensare in modo critico e partecipativo la mobilità, abbiamo lanciato delle provocazioni contro il sistema auto-centrico:

“L’automobile come oggetto ingegneristico è un capolavoro: innovativa, avanzata, ingegneristicamente complessa. Ma se la vediamo all’interno del sistema di mobilità è un disastro ingegneristico: rimane ferma per il 95% del tempo, occupa spazio prezioso nelle nostre città. Eppure la usiamo, perché vogliamo la libertà di muoverci. Bisogna partire da lì.”

Abbiamo chiarito il vero ruolo del dato nella digitalizzazione:

“Il dato è importante per trovare delle soluzioni, ma è ancora più importante per de-responsabilizzare chi poi deve prendere delle decisioni.”

Immobiliare.it rivela quanta attenzione si presta alla ciclabilità quando si sceglie casa

Immobiliare.it ha analizzato dove gli utenti del portale usano di più il filtro "distanza in bici" per cercare casa. Milano raccoglie il 25,6% di queste ricerche, davanti a Roma (5,1%), Torino (3,6%), Napoli (2,6%) e Bologna (2,2%). Per chi gestisce la mobilità aziendale è un segnale sul lato della domanda. Nelle città dove più persone scelgono dove abitare anche in funzione della bici, le misure ciclabili come rastrelliere sicure, docce, benefit per e-bike e programmi bike-to-work partono da una popolazione già predisposta, con un costo di attivazione più basso a parità di adesione attesa.

MOST investe in Unicorn Mobility

L’investimento di MOST in Unicorn Mobility - startup che offre soluzioni aziendali integrate di mobilità elettrica leggera (ebike, motorini e microcar) - è significativo perché arriva da un centro nazionale nato nell’ambito del PNRR per accelerare la transizione ecologica della mobilità italiana.

Il dato interessante, per i mobility manager, è che il modello della startup viene collegato esplicitamente alla decarbonizzazione delle imprese attraverso il supporto agli spostamenti dei dipendenti e dello staff aziendale.


La rotta è tracciata

Il 3 aprile 2024 Parlamento europeo, Consiglio e Commissione hanno firmato la Dichiarazione europea sulla mobilità ciclistica: il primo documento con cui le istituzioni dell'Unione riconoscono la bicicletta come modo di trasporto a pieno titolo. Otto principi e trentasei impegni che fanno da bussola strategica per le politiche dei prossimi anni. A settembre 2025 è arrivato il primo rapporto di avanzamento.

Tra i trentasei impegni, uno riguarda direttamente chi gestisce la mobilità aziendale. Nel Capo I le istituzioni si impegnano a:

“incoraggiare le imprese, le organizzazioni e le istituzioni a promuovere la mobilità ciclistica attraverso programmi di gestione della mobilità, come incentivi a recarsi al lavoro in bicicletta, la fornitura di biciclette (elettriche) aziendali, parcheggi e strutture adeguati per la mobilità ciclistica e l'uso di servizi di consegna basati sulle biciclette.”

Il bike to work, le e-bike aziendali, i posti bici sicuri di cui si parla in questo numero sono scritti, parola per parola, in un documento dell'Unione europea.

Questo numero si è aperto con un'idea: una giornata simbolica conta se diventa l'innesco di una strategia. Vale anche per una dichiarazione.


Questo numero si chiude qui. Se avete esperienze, dati o segnalazioni che meritano spazio nel prossimo, condivideteli tramite lo spazio commenti qui in basso.

I numeri migliori saranno quelli che scriveremo insieme.

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