Nel gennaio 1995 Antanas Mockus, matematico e filosofo senza alcuna esperienza politica, si insedia come sindaco di Bogotá. Sulle strade si contano in media 1.300 morti l'anno e il corpo dei vigili di transito è considerato parte del problema, tanto che viene abolito. Al loro posto agli incroci manda 20 mimi professionisti a imitare chi attraversa fuori dalle strisce. Quindi, senza multe, né divise e nemmeno parole. Il programma funziona al punto che i mimi diventano 420, e fra il 1993 e il 2003 le vittime della strada si dimezzano, fino a circa 600 l'anno.
Sarebbe comodo chiudere qui, concludendo che l'ironia governa i comportamenti meglio dell'obbligo. La lettura onesta è un'altra: negli stessi anni Bogotá costruisce corsie riservate al trasporto pubblico, piste ciclabili e attraversamenti pedonali, in buona parte sotto il sindaco successivo Enrique Peñalosa, e senza quelle opere i mimi non avrebbero spostato nulla. Quello che i mimi hanno aggiunto è la parte che manca quasi sempre nei piani di mobilità aziendali, cioè rendere visibile agli altri il comportamento di ciascuno e trasformare una scelta privata in qualcosa che i colleghi notano.
Un Mobility Manager non ha quasi nessun potere sanzionatorio e non può obbligare nessuno a lasciare l'auto in garage. Ha però il controllo su cosa viene misurato dentro l'azienda, e quel dato serve anche fuori. In questo numero abbiamo chiesto all'altra metà del tavolo, quella che progetta reti, orari e corsie, che cosa si aspetta di trovare quando un'azienda si attiva seriamente per migliorare la mobilità delle proprie persone. La risposta arriva da Trento, Udine e Firenze ed è sempre la stessa.
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